Risultati degli studi clinici controllati su farmaci utilizzati nel Covid-19

Nel corso di 16 mesi di pandemia Covid-19 è stata utilizzata una vasta gamma di farmaci che sono stati poi valutati adeguatamente con studi clinici randomizzati. La più parte di questi farmaci si sono rivelati inefficaci, se non dannosi. Solo gli anticorpi monoclonali diretti contro la proteina Spike hanno mostrato una qualche efficacia nel ridurre la comparsa di sindrome acuta respiratoria severa. In Italia, si è inoltre dimostrato un eccesso di ospedalizzazioni per l’esecuzione di terapie che avrebbero potuto essere eseguite a domicilio con successo e totale sicurezza, compresa l’erogazione di ossigeno a bassi e medi flussi, attraverso il monitoraggio del teleconsulto clinico. Pertanto medicina del territorio e Unità Speciali di Continuità Assistenziale hanno mancato nel selezionare i pazienti secondo criteri di efficacia terapeutica e risparmio delle risorse, non avendo contribuito a distribuire i malati più efficacemente di quanto non sia avvenuto in Cina dove non esistono cure primarie territoriali. Inoltre è verosimile che, a livello ospedaliero, l’eccessivo uso della prolungata ventilazione meccanica a pressione positiva nei pazienti anziani abbia contribuito ad aumentare il tasso di letalità rispetto ad altri paesi europei.

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